Ghilarza
Natale: Dio vuole nascere nel cuore
Indice
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Editoriale di don Salvatore
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Vita parrocchiale
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La parrocchia di Ghilarza presente a Loreto di Giovanna Soru
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Inaugurazione Anno Catechistico 2007/2008Domenica XXXII Anno Liturgico di “i catechisti”
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Virgo Fidelis protettrice dell’Arma di “i Carabinieri di Ghilarza”
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Santa Barbara: I vigili del fuoco festeggiano la loro patronadi Antonio Piras
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Don Nicola Pinna saluta Ghilarza e inizia la sua missione nelle comunità di Bidonì, Nughedu S.V. e Sorradile Di Don Nicola Pinna
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Gruppi e attività parrocchiali
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Vita in Fraternità il gruppo della fraternità francescana
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Buon compleanno Azione Cattolica di Raffaele Pinna
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RELAZIONE ANNUALE SULLA CARITAS PARROCCHIALE della Caritas Parrocchiale
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Riflessione intorno alla “NOSTRA” missione del il Gruppo Animazione Missionaria
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Ci scrivono
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Marila Onida (Brasile)
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Vita paesana
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GHILARZA RICORDA DON NICOLA di Serafino Corrias
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LA SITUAZIONE DELLA CASA DI RIPOSO ….. “COM’E’” di Gianni Defrassu
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Via Giovanni Paolo II di Serafino Corrias
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La Casa Famiglia di Ghilarza: una porta aperta da ventanni di Palmerio Sanna
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Sport Ghilarzese di Serafino Corrias
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L’angolo dei poeti Nadale de amistade di Giovanni Antioco Mura
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Bacheca Parrocchiale: avvisi e precisazioni
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Sono rinati col battesimo
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Si son detti sì
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Sono tornati alla casa del Padre
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I conti in tasca ? |
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Editoriale
NATALE, FESTA DELLA SPERANZA
Il 30 novembre papa Benedetto XVI ha promulgato la sua seconda enciclica che si intitola “SPE SALVI”, “Salvati dalla Speranza”. Dopo aver parlato dell’Amore nella prima enciclica , “Deus caritas est”, il Papa ci parla della seconda virtù teologale, la Speranza. E lo fa proprio in questo sacro tempo di Avvento, tempo della speranza, che ci prepara a celebrare il Natale, festa della speranza.
Torna ogni anno, il Natale, e ogni anno ha il potere di riempire il cuore di ricordi, di poesia, di pensieri buoni. Sentiamo che qualcosa d'invisibile attraversa l'anima e l'avvolge con un abbraccio benefico. Neanche il consumismo aggressivo e stucchevole riesce ad impedirlo: non lo favorisce di certo, ma non può cancellarlo, perché è un'esperienza che affonda le sue radici nel terreno profondo dell'anima dove nascono i sogni, quel terreno che è il cuore dell'uomo e che Dio ha creato con un'insanabile ferita: la nostalgia dell'infinito, dell'amore pieno e perenne, della felicità senza ombre né tempo.
Ecco perché nessun materialismo può distruggere questa sottile e invincibile nostalgia di Cielo: ogni uomo è per sua natura pellegrino dell'Assoluto.
Quando la creatura trova la capacità di rientrare in se stessa e ha il coraggio di scrutare tra le pieghe profonde della sua coscienza e della sua vita, sente, anche se talvolta inconsciamente, il condizionamento dei suoi limiti e una sensazione di incompiutezza che lo pone in situazione di attesa, e perciò stesso di speranza: è il desiderio di un Dio vicino, il Dio di Betlemme appunto, che nella pienezza dei tempi, ha preso carne umana ed è entrato a far parte della nostra storia.
E’ questo, infatti, il senso profondo del Natale: l'Eterno che entra nel tempo, l'Infinito che si fa finitezza, l'Onnipotente che diventa servo, il Figlio di Dio che si fa carne per lavare i piedi dell'umanità dal peccato, per sciogliere l'uomo dalle sue schiavitù e restituirlo all’ esaltante libertà dei figli di Dio.
E’ il dono che il Bambino Gesù fa all’umanità: il neonato povero e fragile del presepio è la nostra speranza! L'unica, per non mangiare il pane amaro della solitudine e dello smarrimento davanti alla vita, ai colpi duri che non risparmiano nessuno, ai momenti della verità del nostro andare, del nostro faticoso spingere i giorni.
Per questo, davanti al presepe, avvertiamo non solo il fascino della poesia, ma sentiamo, misteriosamente, quell'abbraccio benefico che non è suggestione interiore, ma frutto di qualcosa che ci viene incontro da fuori, dall'alto, e che ha il volto di quel Bambino deposto nella povertà di una mangiatoia. E avvertiamo che ogni presepe è il luogo di un incontro.
Ecco perchè Natale è fonte di speranza per l’umanità.
Vorrei invitare tutti a non perdere la bella tradizione del presepe, ma a sostare per contemplare con semplicità il volto del Bambino, dei pastori, la festa degli angeli. E lasciare che il cuore si apra davanti al mistero e si lasci invadere da quell'onda calda e benefica che è l'abbraccio di Dio, 1'Emmanuele, Dio-con-noi.
Guardando il Bambinello che giace in una greppia per animali, avvolto in umili panni, potremo sentire, ancora una volta, la strabiliante notizia che fonda la speranza: Dio non si stanca dell'umanità. Da quella notte misteriosa e decisiva, continua a calcare il sentiero del tempo, a percorrere le vie di ogni uomo per versare sulle ferite di ognuno l'olio della consolazione e il vino della speranza.
A tutti rivolgo il mio augurio di bene e di gioia. Sono certo che il pensiero di ognuno va in particolare ai parenti e agli amici lontani. La nostra comunità parrocchiale ne farà ricordo nella notte santa, e con essi ricorderà, nella preghiera al Dio Bambino, tutte le famiglie, specialmente le più povere, quelle dove si è infranto o incrinato il legame dell’amore, le persone sole che non hanno più famiglia e in particolare gli anziani, i malati e tutti coloro che soffrono nel corpo o nello spirito. A tutti vorrei gridare, unendomi al coro degli angeli: Coraggio, “non abbiate paura, vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore” .
Natale.
Stanotte vorrei diventare anch’io,
almeno per un poco,
personaggio del presepe,
semplice pastore tra pastori veri
che all’annuncio degli angeli si sono incamminati e ora,
attoniti,timorosi,
guardano il neonato
adagiato in una mangiatoia.
Con loro anch’io mi prostro, incantato,
davanti a questa inaudita e folle manifestazione di Dio.
Bambino di Betlemme,
Signore del presepio,
Dio che ti sei fatto piccolo e fragile
sulla paglia di una greppia
fin dall’inizio ti sei sottomesso
alla durezza della notte umana
e ti sei offerto all’esclusione, al rifiuto,
alla nascita in povertà.
Incredula, quasi,
inebriata di gioia nonostante lo squallore della stalla,
ti abbraccia, tua madre,
con occhi sognanti,
profondi e limpidi come le notti di Palestina.
Estasiati e ignari ti contemplano i pastori,
unici rappresentanti di un’umanità
indifferente e inconsapevole,
troppo distratta per accorgersi che
Tu, l’Atteso delle genti,
sei arrivato, finalmente,
ma con sconcertante discrezione e povertà.
Con Te, Dio bambino,
la notte umana è solcata da luce sovrumana,
la stessa che illuminò gli assonnati pastori di Betlemme.
E come in un sogno
l’umanità può intravedere
sconosciuti sentieri di speranza
dove uomini di buona volontà
si mettono in cammino,
novelli pastori, nello sconfinato presepe del mondo,
per raggiungere la capanna
della gioia povera eppure appagante
dove tu, Bambino sulla paglia,
Dio
vieni ancora a impegnarti personalmente
in questa nostra terra amara
per cambiare la cruda notte
e renderla finalmente dolce
con la tua presenza.
Amore indifeso
dono incompreso
sorriso di Dio all’umanità
noi ti adoriamo.
A tutti un abbraccio caloroso e il sincero augurio di pace serena e di viva speranza.
Don Salvatore
GHILARZA, NATALE 2007
Don salvatore e don Sanna porgono a tutti gli auguri più sinceri di un Natale sereno colmo di ogni bene.
Vita parrocchiale
La parrocchia di Ghilarza presente a Loreto
Con il cartello che rappresentava la parrocchia di Ghilarza, tutti puntuali alla stazione di servizio di Losa, accompagnati da chi ha creduto fino in fondo che questo pellegrinaggio fosse possibile, attendevamo il pullman che ci avrebbe portati a Loreto. Saliti sul pullman c’erano i giovani delle altre parrocchie che sarebbero stati i nostri compagni di viaggio e perché no, anche di avventura…
Non posso esprimere l’emozione che traspariva nei volti dei nostri ragazzi, portavano nel cuore tutte quelle persone che avevano chiesto di pregare per loro, per tutti era la prima volta che partecipavano ad un evento di tale portata. Tra le loro aspettative quella di divertirsi e conoscere altri giovani che condividevano la stessa fede e la voglia di incontrare Gesù nella preghiera e nell’accoglienza che ci avrebbe riservato la diocesi di Terni,.
Arrivati nella parrocchia di San Paolo a Terni dopo un momento di riposo ci attendevano le famiglie che ci avrebbero ospitati nei tre giorni che precedevano l’incontro a Loreto con il Papa.
Diversi i momenti di riflessione e di confronto così come non sono mancate le visite alle varie parrocchie della città e perfino alle cascate delle Marmore dove abbiamo potuto sperimentare la fatica del cammino e la gioia dello stare insieme, soprattutto col nostro caro arcivescovo Mons. Ignazio Sanna. Il momento culminante dei tre giorni prima della partenza per Loreto è stata la serata in piazza Repubblica dove sono accorsi tutti i gruppi ospitati dalla diocesi e dove i nostri ragazzi hanno avuto una parte importante nell’animazione della liturgia.
Di buon mattino l’uno settembre siamo saliti sul pullman, la strada che ci aspettava da percorrere era molto lunga, nel tragitto mentre il buio faceva spazio al nuovo giorno pensavamo a quanta strada avremo dovuto percorrere a piedi e ansiosi guardavamo fuori dai finestrini per cercare di intravedere i primi pellegrini che sarebbero giunti ai parcheggi di Recanati.
Man mano che proseguivamo il tragitto si aggiungevano nuovi gruppi fino a formare code interminabili, tutti compatti ogni gruppo con la propria bandiera di riconoscimento, tutti provenienti da diverse località e nazione ma un unico popolo in cammino.
Così dopo circa otto chilometri sotto il sole siamo arrivati alla piana di Montorso, gli spazi erano già affollatissimi, i sentimenti che ci accompagnavano erano quelli di gioia, voglia di vivere in pieno ogni istante delle due giornate, poi l’attesa e la corsa a farsi spazio tra le transenne per salutare il Papa che passava tra i giovani, qualcuno è persino riuscito a catturare l’immagine di quel momento così forte e che non si può raccontare a parole. Nonostante la stanchezza dei giorni precedenti e la notte trascorsa all’aperto sotto un cielo pieno di stelle l’esperienza vissuta a Loreto ha superato di gran lunga le attese.
Molti i momenti importanti che rimarranno indelebili nei nostri ricordi e forti le testimonianze che sono emerse nel confronto di verifica dopo il rientro a casa.
Ciò che è emerso tra ragazzi è che a Montorso c’erano tanti giovani, per i motivi più svariati, “sicuramente nessuno è rimasto indifferente a quanto stava accadendo, anche chi è andato per farsi la vacanza è tornato a casa con qualcosa in più da aggiungere al proprio baglio personale”.
Tutti si sono sentiti parte di quella grande famiglia che è la Chiesa, a evidenziare questo sono stati anche gli artisti cantanti che hanno rallegrato la serata prima della grande veglia. Per qualcuno è stato un momento di riflessione e rafforzamento della propria fede, in un tempo dove viveva un cristianesimo statico. “Non si può certo rimanere indifferenti di fronte a tutto questo”, dice una ragazza, “a un certo punto mi sono voltata e ho letto un cartello dove c’era scritto CRISTO NON TOGLIE NULLA E DONA TUTTO, a quel punto sono scoppiata in lacrime!” … a differenza di quanto si pensava, papa Benedetto XVI ha saputo conquistare l’attenzione dei giovani che si sono sentiti ascoltati, amati e incoraggiati, ognuno a proseguire il proprio cammino con passo più spedito e motivato.
Loreto è stata sicuramente un’occasione di incontro, conoscenza reciproca, scambio di esperienze e condivisione. Possiamo affermare che nei giovani c’è un gran desiderio di infinito, “il bisogno di Dio”, ce lo confermano le folle di quei giorni, a noi la responsabilità di far conoscere loro il volto di Dio attraverso le diverse forme e vocazioni che il Signore ha posto in ciascuno di noi. Il triennio va avanti! Il 2007-2008 sarà per i giovani italiani l’anno della missione come annuncio, il 2008-2009 quello della missione come cultura… Ringraziamo il nostro parroco don Salvatore Marongiu che ci ha sostenuti in questo incontro, le suore e tutta la comunità parrocchiale che abbiamo sentito molto vicino con la preghiera.
A noi il compito di restituire loro, la gioia dell’appartenenza alla Chiesa, dell’appartenenza a Cristo.
Giovanna Soru
Inaugurazione Anno Catechistico 2007/2008
Domenica XXXII Anno Liturgico
Oggi è un giorno importante, è un giorno di festa per la nostra Parrocchia: oltre 50 Catechisti, hanno ricevuto il mandato dalle mani del nostro Parroco, don Salvatore, davanti a numerosi bambini, ragazzi e genitori. Il Parroco ha ricordato a tutti i fedeli che una parrocchia che ha Catechisti è una parrocchia che ha vitalità, quindi, se essi mancassero, sarebbe una parrocchia svilita.
Quest’ anno poi abbiamo un bel numero di Giovani che hanno chiesto di fare il cammino affiancandosi ai catechisti. I ragazzi, tra elementari e medie, sono 258, suddivisi in 18 classi. Ogni classe, in media, ha due catechisti e un aiuto catechista.
Il compito dei Catechisti è fondamentale nella Chiesa, è di estrema responsabilità:
è l’ annuncio del Vangelo più specifico, più mirato, più gravoso. E’ DIO che chiama e ci dice di non aver paura. “Ecco metto le mie Parole sulla tua bocca” (Geremia)”
Noi Catechisti siamo consapevoli di questo e anche del bisogno che i ragazzi di oggi hanno di non acquisire sole formule, ma lezioni di vita, perciò ci sforziamo di trovare nuovi stimoli per farli “camminare sulle vie della fede e del Signore”.
Per questo abbiamo bisogno di ricorrere al Signore con la preghiera (perché da soli non possiamo farcela), per i nostri Ragazzi, per le loro famiglie e, soprattutto, per noi perché ci conceda un cuore sapiente innamorato di LUI e dei fratelli.
Non dimentichiamo che la Famiglia, la Parrocchia, la Catechesi, la Scuola devono essere luoghi dove i nostri Ragazzi imparano la Speranza, imparano ad acquisire una visione serena della vita “ad avere un cuore nuovo per amare con lealtà diversa amici e nemici, vicini e lontani…“Solo così, la nostra catechesi sarà scuola di vita e non di pensiero, la nostra religione non sarà quella del libro, ma dell’ incontro personale, che cambia il senso dell’ esistenza. Possa la vostra opera generosa incidere sulle scelte di vita dei ragazzi e condurli a quell’ incontro con Cristo che per loro è gioia e per voi benedizione.”.
(mons. Ignazio Sanna 30/09/2007)
Certi che è il Signore che ci chiama e ci manda a collaborare con Lui in un’ opera così preziosa, ripetiamo fiduciosi il nostro SI’ e offriamo la nostra disponibilità.
I Catechisti
Virgo Fidelis protettrice dell’Arma
Quest’anno la festa della Virgo Fidelis, Patrona dell’Arma dei Carabinieri, è stata celebrata il 22 novembre, giorno seguente la festa della visitazione di Maria. Dato che era stata invitata tutta la popolazione, la chiesa era colma. Erano presenti i sindaci di diversi paesi, autorità militari delle diverse Armi presenti sul territorio, Gruppi di ex combattenti con gli stendardi, tanti carabinieri e i loro familiari.
La Santa Messa, celebrata dal Parroco Monsignor Marongiu, è stata animata dai canti del coro parrocchiale, e arricchita dalla omelia, durante la quale don Salvatore ha ricordato a se stesso e a tutti i presenti l’obbligo morale di fare il proprio dovere sempre, anche a costo di divenire impopolari, perchè solo così si rende alla società lo specifico servizio a cui ognuno di noi nel proprio ruolo, è chiamato a far fronte. In questo difficile compito sia di esempio a noi tutti la Vergine Maria, che nel corso degli anni non venne mai meno al “SI” pronunciato durante l’Annunciazione e riconfermato lunga tutta la vita e soprattutto ai piedi della Croce.
Don Salvatore ha anche ringraziato i carabinieri per il loro operato e ha auspicato che si crei un clima di fraternità e di collaborazione con le forze dell’ordine che tutelano la nostra tranquillità.
Al termine della Messa il nuovo Capitano, Efisio Mura, ha indirizzato alcune parole di saluto, dato che era la prima ricorrenza della Virgo fidelis che festeggiava come comandante della Compagnia di Ghilarza.
Egli ha ricordato un’episodio avvenuto durante l’ultima guerra mondiale, di cui ricorreva il 66° anniversario e che ebbe come protagoniste due Compagnie di carabinieri in Africa Orientale. Le due compagnie furono decimate dagli Inglesi nella battaglia di Culqualbert perchè, avendo ricevuto l’ordine di difendere una importante via di comunicazione, per tener fede all’incarico ricevuto tennero testa al nemico, fino a quando dovettero soccombere. Potrebbe sembrare strano che una battaglia conclusasi con una sconfitta, sia motivo di vanto, eppure è così perchè i carabinieri dimostrarono l’attaccamento e la fedeltà al dovere spinto fino ad immolare la propria vita.
L’episodio valse l’onore delle armi da parte dei nemici, tributato ai pochi superstiti e la seconda medaglia d’oro alla Bandiera dell’Arma.
Attualmente altri sono gli scenari che coinvolgono i carabinieri, però non cambia l’impegno e la fedeltà degli appartenenti all’Arma, i quali hanno giurato di “ essere fedeli alla Repubblica, di osservare la Costituzione e le Leggi e di adempiere con disciplina ed onore ai propri doveri”.
Il Capitano ha anche rivolto un pensiero agli orfani dei militari deceduti in servizio, i quali vengono accompagnati con sovvenzioni e borse di studio, onde alleviare la sofferenza di chi ha subito la perdita del genitore, spesso in modo violento ed improvviso.
Infine c’è stato un indirizzo di saluto a tutte le autorità civili e militari, ai rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e di volontariato, a tutte le persone che hanno voluto essere vicine in questo momento di serenità, ai rappresentanti del clero e al coro, alle famiglie e, infine ai carabinieri in servizio nelle 14 stazioni della compagnia, nel nucleo operativo e radiomobile, nella centrale operativa e nel nucleo comando della compagnia. Quasi 140 uomini, di cui il capitano si compiace per l’opera che svolgono, invero non sempre semplice, per conservare la serenità che, tutto sommato, anche grazie a loro, si avverte ancora in questa zona della Sardegna.
Al termine del rito il comando ha offerto un rinfresco nei locali della caserma Salvo D’Acquisto.
I Carabinieri di Ghilarza
Vita parrocchiale
Santa Barbara: I vigili del fuoco festeggiano la loro patrona
Lunedì 4 dicembre, i Vigili del Fuoco del distaccamento di Ghilarza hanno festeggiato, insieme alla nostra comunità, la loro patrona Santa Barbara.
I Vigili del Fuoco costituiscono da più di un anno e mezzo, una realtà importante per Ghilarza e tutto il suo territorio, attivi in modo permanente per le esigenze dei cittadini. Nella caserma, ricavata dal ex mattatoio comunale, sono presenti 16 vigili effettivi e circa 35 volontari che si dividono i turni delle ventiquattrore, inoltre è presente in accordo con il C.A.I.P. di Abbasanta un servizio eliportato, valido per una larga porzione della Sardegna. Un servizio fondamentale, destinato a crescere, viste le molteplici esigenze che in questo primo periodo di permanenza a Ghilarza i Vigili si sono trovati ad affrontare, ragion per cui appare abbastanza ridotto lo spazio a disposizione per l’organizzazione operativa delle squadre, una struttura più consona garantirebbe un potenziamento del servizio con un ampio miglioramento dello stesso in termini di specialità e specificità.
Per questo è importante che i vigili si sentano parte integrante della comunità, e non ci poteva essere migliore occasione di una solenne celebrazione per la ricorrenza della loro patrona Santa Barbara. In qualità di referente per la sede di Ghilarza mi preme mettere in evidenza l’impegno di tutti i colleghi e del personale volontario che insieme a me opera nel distaccamento, impegno che abbiamo messo per la realizzazione di questa festa. Una manifestazione civile con le dimostrazioni del nostro lavoro quotidiano, ma anche un grande momento di aggregazione religiosa con la messa, che si è tenuta a San Palmerio, momento che devo dire di grande emozione.
Dalla parrocchia abbiamo portato in San Palmerio la statua di santa Barbara, allestito la chiesetta, e riguardo a questo vorrei ringraziare tutte le persone che si sono rese disponibili e hanno collaborato anche nella partecipazione alla santa messa. Intendo farmi promotore con il nostro comandante perché il comando si occupi in futuro del restauro della statua.
L’intera manifestazione, conclusasi con un saggio professionale, in cui i vigili hanno dato esempio della loro professionalità e preparazione, spiegando le modalità di alcuni interventi tipo, ed un immancabile rinfresco finale, è stata possibile grazie al patrocinio del comune di Ghilarza al contributo diverse attività di Ghilarza e di Abbasanta, che a vario titolo sono intervenute.
Saluto con una frase che ho sempre sentito dai miei vecchi, ma che potrebbe diventare il nostro motto: “Sant’Arbara de sos campos protegge nos de tronos e de lampos. Saludos a tottus e atteros annos”.
Antonio Piras, referente responsabile distaccamento Vigili del Fuoco Ghilarza
Vita parrocchiale
Don Nicola Pinna saluta Ghilarza e inizia la sua missione nelle comunità di Bidonì, Nughedu S.V. e Sorradile
Nel pomeriggio di domenica 18 novembre, nella chiesa parrocchiale di Sorradile, sono stato presentato dall’Arcivescovo come amministratore parrocchiale delle parrocchie di San Sebastiano Martire in Sorradile, San Giacomo Apostolo in Nughedu Santa Vittoria e San Giovanni Battista in Bidonì.
Con mons. Sanna hanno concelebrato mons. Salvatore Marongiu, vicario foraneo; mons. Giuseppe Sanna, rettore del Seminario; mons. Giuseppe Antonio Siddu, direttore spirituale; mons. Nicola Cabiddu, parroco di Neoneli; don Francesco Marongiu, parroco di Norbello; don Domenico Obinu, parroco di Ardauli; don Ernesto, amministratore parrocchiale di Ruinas e don Giancarlo Caria, amministratore parrocchiale di Ollastra. Tra le autorità erano presenti il sig. Celestino Zara, sindaco di Sorradile e il comandante della locale caserma dei carabinieri.
In una chiesa vestita a festa, mons. Marongiu, ha letto la bolla di nomina. Mons. Sanna, durante l’omelia ha ricordato don Gianni, dal 2 dicembre parroco di Desulo, "che ha qui lavorato con passione e gratitudine per tanti anni". "Ora - ha proseguito - ci troviamo insieme per accogliere un nuovo pastore che viene come colui che è benedetto nel nome del Signore". E per questo ha ribadito è importante che le tre comunità ricerchino e trovino "uno stile di collaborazione". Il giovane don Nicola ha infatti ricevuto la missione di "amministrare i sacramenti ma non ha ricevuto la facoltà della bilocazione o trilocazione!". Ha poi concluso con un augurio rivolto a me, alla comunità e alla vicaria affinché "siamo sempre in grado di dare vera e autentica ragione della vostra speranza, dell’amore nella carità e nella condivisione degli ideali dell`esistenza cristiana". La liturgia è stata animata dall’unione delle tre corali delle parrocchie di Sorradile, Bidonì e Nughedu S. Vittoria e dalla presenza delle confraternite.
Il primo cittadino di Sorradile, nel suo discorso di benvenuto, ha rivolto "un cordiale saluto e un beneaugurante benvenuto tra noi, a nome mio personale e dell’amministrazione comunale". Ha quindi proseguito dichiarando che si è trattato di "una scelta...particolarmente gradita, convinti che saprà onorare con l’impegno e le mirabili doti che possiede il messaggio che l’arcivescovo mons. Sanna gli ha affidato". Ha tenuto pure a precisare come "l’incarico ricevuto non è certamente dei più semplici, dovendo far fronte alle esigenze di tre comunità, ma con l’aiuto e le disponibilità di tutti si ridurranno notevolmente le difficoltà che dovrebbero sorgere in questa prima e significativa esperienza del nuovo parroco”. Infine, si è detto onorato di accogliere tutti i convenuti presso la casa comunale per un rinfresco in mio onore, assicurandomi "il sostegno incondizionato" da parte sua e dell`amministrazione comunale, riconoscendo la grande importanza che la parrocchia svolge a livello spirituale e sociale all’interno della comunità.
A conclusione della solenne celebrazione, anch’io ho espresso alcuni sentimenti di gratitudine. Anzitutto a Dio, poi, all’Arcivescovo, ai parroci della Forania, alla famiglia del Seminario Arcivescovile, ai confratelli nel sacerdozio che hanno voluto presenziare alla celebrazione, ai cantori dei tre cori parrocchiali, ai confratelli, il sindaco e il comandante della locale caserma dei carabinieri. A nome di tutti i parrocchiani ho espresso una parola di particolare gratitudine a don Gianni, per il servizio che ha svolto in questi sette anni e sulle cui tracce intendo muovere i miei primi passi.
In occasione del Natale del Signore, il Verbo eterno fatto Carne, ultima Parola che Dio ha rivolto all’umanità, vi auguro di incontrarlo, conoscerlo ed aderire sempre più totalmente a Lui.
DON NICOLA PINNA
Gruppi e attività parrocchiali
Vita in fraternità
Quest'anno la fraternità francescana di Ghilarza ha vissuto due speciali eventi: infatti, mentre ancora coglieva i frutti di quel bellissimo convegno zonale nel ricordo degli 800 anni dalla conversione del nostro Serafico Padre San Francesco, voluto dall'Ordine Francescano Secolare proprio a Ghilarza, il 4 marzo scorso, circa 200 appartenenti alla grande famiglia francescana, tra cui Padre Giancarlo Pinna, P.Umberto Zucca e tutto il consiglio regionale O.F.S, si sono riuniti presso l’Auditorium Comunale, gentilmente concesso al nostro Parroco Don Salvatore, dal Sindaco, per riflettere ancora sul carisma del Santo e sulla nostra identità francescana, vissuta nella semplice vita quotidiana. Poiché quest'anno durante la celebrazione dell'ottavo centenario della nascita di Santa Elisabetta, nostra patrona, è arrivata in Sardegna per una peregrinatio presso le fraternità locali, la sua reliquia ha sostato anche nella nostra Parrocchia. E' con immensa gioia che nel mattino del 3 settembre scorso l'abbiamo accolta, ci è stata consegnata dalle mani di Don Francesco, Parroco di Norbello e da quella fraternità.
Si è celebrato il rito di accoglienza guidato dal nostro Sacerdote Don Nicola Pinna, presenti le Ministre di diverse fraternità e una moltitudine di fedeli commossi e gioiosi. Dopo la recita delle lodi solenni, Don Nicola ha tratteggiato la figura e il carisma di Santa Elisabetta: regina, sposa, madre e vedova, punto di riferimento per quanti si ispirano a San Francesco, seguendo Cristo, rimanendo nel mondo, cercando di essere al servizio dei poveri con loro e per quanto possibile come loro.
Alle 4 del pomeriggio la reliquia è stata portata in processione alla casa di riposo, luogo sicuramente consono e gradito alla nostra caritatevole Santa. Alle 17,30 c'è stata una bellissima e sentita ora di adorazione eucaristica cui è seguita la S.Messa, celebrata da Don Agostino Carboni, Parroco di Sedilo, qui presente per aver accompagnato la fraternità ed altre persone del suo paese.
Don Carboni alla omelia oltre ad aver evidenziato le doti spirituali della nostra patrona ,ha incoraggiato noi a seguire sempre il suo fulgido esempio di donna ed essere come Lei donne di misericordia e carità perfetta. Ha poi benedetto il pane che abbiamo distribuito a tutti i presenti, cosa davvero gradita e ad imitazione della santa.
E' stata una giornata di vera devozione, di francescane e di fedeli, qui giunti da molti paesi. Il portone della nostra chiesa è rimasto sempre aperto fino alla veglia di preghiera delle 23, ed è stato commovente vedere come una infinità di persone, quasi in un pellegrinaggio continuo si accostavano a toccare la reliquia. Quante preghiere di intercessione il cuore di ognuno ha chiesto alla Santa? Lei non mancherà certo di rivolgerle al Signore.
Il giorno 4 si è celebrata la messa e le lodi ; Don Nicola ci ha fatto notare come la parola amore sia stata il centro di tutte le parole dette in questi giorni, è sempre l'amore di Dio che ci suggerisce perché anche noi amiamo con Lui.
Abbiamo poi accompagnato la reliquia alla fraternità di Villaurbana. A conclusione della peregrinatio della reliquia di S.Elisabetta in Sardegna, il giorno 7 ottobre scorso si è svolta a Nurachi una giornata di spiritualità e di festa, con viva e numerosa partecipazione degli appartenenti all'O.F.S. di tutta la Sardegna circa 800 persone e molti padri provinciali dei tre Ordini francescani " Conventuali,Cappuccini,Minori". C'erano i ragazzi della GIFRA e gli araldini tra i quali i nostri che hanno reso ancora più festoso e lieto l'incontro. Il padre Prospero frate cappuccino
dell'Emilia Romagna ha tenuto la relazione sul tema:" S.Elisabetta testimone e modello di vita francescana" quindi la reliquia che lascia la Sardegna è stata consegnata alla fraternità regionale della Liguria. La nostra fraternità esprime profonda gratitudine a tutti e, lode al Signore per averci dato di vivere questo bel dono.
Pace e bene
La fraternità francescana
Gruppi e attività parrocchiali
Buon compleanno Azione Cattolica
Si celebra quest’anno sociale il 140° anniversario della fondazione dell’Azione Cattolica Italiana. Questa Associazione ha attraversato due secoli e si è affacciata alle soglie del terzo millennio, rinnovando sempre e condividendo il suo impegno nella Chiesa e nella comunità civile. E’ un’esperienza di fedeli laici per un servizio alla causa dell’evangelizzazione. Lo Statuto nei primi articoli dice che l’A.C. Italiana è una associazione di laici che si impegnano liberamente in forma comunitaria e organica ed in diretta collaborazione con la Gerarchia per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa.
Questo impegno è essenzialmente religioso apostolico e comprende la evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana delle loro coscienze. Questo vuol dire che intende realizzare nella comunità cristiana e nella società civile una specifica esperienza ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. Quindi le sue caratteristiche sono l’ecclesialità e la laicità, la comunione e l’organicità ( che è funzionale al fine che si propone), la popolarità in quanto chiunque può aderirvi, la democraticità in quanto al suo interno si governa in modo democratico, la ministerialità laicale in quanto servizio offerto da laici.
Un ‘altra caratteristica importante è la dedicazione degli associati e della Associazione alla propria Chiesa locale, la Diocesi.
Chi vi aderisce, accogliendo la chiamata di Dio (vocazione) ad essere nella Chiesa e nel mondo da laico secondo lo stile evangelico, si impegna ad essere uomo o donna che sta nel mondo amando la realtà con la forza del Signore che è nella storia umana e ne guida i passi verso la pienezza del Regno, uomo o donna che ama la vita, anche quando vi sono difficoltà, perché è chiamato ad essere, assieme agli altri, sale della terra e luce del mondo; si impegna.ad amare la bellezza e la fatica dello stare insieme per essere fratelli in vista della testimonianza cristiana; si impegna a costruire relazioni serene e positive, a realizzare cose di alto valore sociale e civile in un tempo di grandi solitudini e grandi egoismi.
La formazione è un impegno che qualifica l’A.C.. L’attenzione alla persona e ala sua crescita cristiana è nella sua tradizione. Essa offre ad ogni persona, con la partecipazione alla vita associativa, un accompagnamento finalizzato alla crescita di una matura coscienza umana e cristiana, grazie a percorsi permanenti, organici e graduali, attenti alle diverse età, alle condizioni e agli ambienti di vita, ai diversi livelli di accoglienza della fede. L’A.C. testimonia la chiamata dei laici ad un’esistenza cristiana fondata sull’essenziale, punto di arrivo di un percorso di maturazione, in cui ci si è allenati a vivere ciò che è comune a ogni battezzato. Oggi non è facile scegliere di vivere l’essenziale. L’Associazione ritiene che questo sia il primo servizio alla parrocchia e alla comunità ecclesiale. In un tempo di dispersione e di pluralità di proposte, scegliere l’essenziale implica un esercizio continuo di discernimento, di educazione ad abitare le profondità della vita e a non attaccarsi ad elementi marginali , che possono far perdere il senso delle poche cose che contano.
Il manifesto al Paese della Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica dice appunto “ Siamo consapevoli della possibilità e della bellezza di una vita pienamente umana e cristiana : per questo vogliamo continuare ad essere scuola di vocazioni laicali, a spenderci in favore del bene comune, attraverso l’educazione alla responsabilità personale, all’impegno pubblico, al senso delle istituzioni, alla partecipazione alla democrazia.”
Raffaele Pinna
Gruppi e attività parrocchiali
RELAZIONE ANNUALE SULLA CARITAS PARROCCHIALE
Pur avendo presente che l’essenza della Caritas è qualcosa di più sostanziale della semplice distribuzione di alimenti e di indumenti, tuttavia è vero che la si esercita anche nell’impegno che alcuni volontari mostrano recandosi presso i bisognosi per fornire loro ciò che occorre materialmente sia per nutrirsi che per vestirsi decorosamente. Nel 2007 a Ghilarza è stata raccolta una tale abbondanza di indumenti, scarpe, giocattoli e altro da aver potuto soddisfare tutte le richieste avanzate al gruppo delle volontarie responsabili, sig.ra Monda e sig.ra Giovanna, coadiuvate da altre collaboratrici, tutte impegnate nella raccolta e nel riordino dei medesimi. Il frutto del loro lavoro si estende fino alle lontane missioni perchè ogni due mesi ne inviano anche là, dopo aver soddisfatto le esigenze del nostro territorio.
Gabriele Serrau, Silvio Sanna e Francesco Dessena si preoccupano, con altri volontari, della distribuzione degli alimenti prelevati quasi mensilmente dal Banco Alimentare di Cagliari. Essi provvedono a distribuire anche altri alimenti offerti dai fedeli nei due tempi forti della Chiesa, cioè nell’Avvento e nella Quaresima. Purtroppo i viveri non sono mai sufficienti per soddisfare la richiesta dei bisognosi che talvolta preferirebbero soldi per pagare la bombola del gas ed il consumo della corrente elettrica. In parte vi provvedono anche le Vincenziane che, nei limiti del possibile, vanno incontro a tali esigenze.
Di fronte all’aumentato flusso degli immigrati, oltre l’aiuto materiale, si pone il problema dell’apprendimento della lingua italiana. La Caritas Parrocchiale si presta non solo ad impartire lezioni di italiano, ma anche ad aprire un dialogo tra la nostra cultura e quella straniera. Un’integrazione sociale, politica e religiosa consente un loro più facile inserimento nel nostro ambiente ed una maggiore apertura mentale da parte nostra, avendo anche noi tanto da imparare, messi a confronto tra le diverse culture. Purtroppo in molti c’è ancora tanta diffidenza a causa della rilevante differenza di cultura tra noi e loro e per la reciproca ignoranza di usi e costumi.
Immigrati russi, rumeni e marocchini vengono seguiti da docenti in pensione che svolgono le lezioni di italiano a tre livelli di apprendimento, dopo aver verificato la preparazione di base all’inizio dei corsi. I volontari della Caritas si sono resi disponibili sia nell’insegnamento che nell’organizzazione dei corsi. Al termine del precedente anno scolastico, nel salone parrocchiale, alla presenza del Presidente della Caritas Parrocchiale Mons. Salvatore Marongiu, dei collaboratori, e delle autorità si è tenuta una grande assemblea nella quale si è fatta la sintesi delle attività svolte nell’anno 2007 e si è auspicato che nell’anno 2008 nei medesimi corsi si dia la possibilità di frequentarli a molti immigrati che non possono recarsi per motivi vari ai corsi normali organizzati dagli enti pubblici. L’assemblea si è chiusa con un rinfresco.
Intanto, per il corrente anno scolastico ci sono già 20 allievi frequentanti. Tra essi alcuni sono completamente all’oscuro della nuova lingua e trovano assai difficoltà nell’apprendimento perché il passaggio dalla lingua araba a quella italiana è assai arduo. Un bravo giovane arabo, diplomato al suo paese e conoscitore oltre che dell’arabo anche della lingua francese, ha manifestato il desiderio di consentirgli l’insegnamento dell’arabo a noi italiani, in particolare ai giovani. Se lo si vuole accontentare, ci si può rivolgere a Palmerio Sanna, coordinatore dell’insegnamento (tel. 0785-54129). Effettivamente l’approccio alla lingua araba significa introdursi nel grande mondo arabo, ricco di civiltà e di progresso fin dall’antichità. Realizzando questo sogno, potremmo seguire anche il consiglio del Papa che non fa altro che insistere sulla richiesta della pace tra i popoli. Dagli eventi storici che oggi attraversiamo constatiamo che il mondo attualmente è diviso in due grandi blocchi: cristiano-occidentale e arabo orientale, anche se più in là c’è il dominio cinese; ma tra noi occidentali e il mondo arabo si rileva, abbastanza stretto, un rapporto di incontro-scontro che deve necessariamente spingerci a risolverne i tanti intricati intrecci, dovuti a incomprensioni reciproche. Da parte della Caritas il principale compito dovrebbe essere quello di dare la possibilità ad ogni partecipante ai corsi di esporre serenamente la propria storia, mettendo a confronto i diversi sistemi di vita alla ricerca delle cose migliori per tutti, essendo tutti figli dello stesso Dio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza.
La Caritas Parrocchiale
Gruppi e attività parrocchiali
“Spe Salvi facti sumus”, nella speranza siamo stati salvati. Così diceva San Paolo ai Romani e così inizia la nuova Enciclica di Papa Benedetto, il quale ci dice che ci è stata donata la speranza in virtù della quale noi possiamo affrontare il presente, per quanto faticoso esso sia, perchè ci conduce ad una meta sicura: la salvezza, cioè l’incontro reale con Dio, che è “AMORE”
Però, dice ancora il Papa, per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il concetto della speranza che proviene dall’incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile>.
Quale è dunque il compito di noi cristiani tutti, battezzati, quindi missionari per mandato dello Spirito? Appunto predicare la SPERANZA, cioè la certezza di un futuro che non conosciamo nei particolari, ma che ci fa certi che il presente, la nostra vita, non finisce nel vuoto, nel nulla.
Solo grazie a questa speranza in un futuro certo come realtà positiva diventa vivibile anche il presente, anche se ora ci appare brutto e quasi invivibile.
Quindi la nostra missione è diffondere il Vangelo, non come comunicazione di cose che si possono sapere, ma come comunicazione di una Buona Notizia che produce fatti e cambia la vita.
L’esempio di una santa del nostro tempo può aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente questo Dio:l’Africana Giuseppina Bakhita, nata nella seconda metà del 1800 in Darfur, rapita nel suo villaggio a 9 anni da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Dopo tanti padroni terribili Bakhita, essendo stata comprata dal console italiano a Kartoum, venne a conoscere un padrone totalmente diverso, il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo che, a differenza di tutti quelli che aveva avuto fino ad allora, non la picchiava o maltrattava, ma era buono, la bontà in persona e conosceva anche lei, anzi la amava!
Cioè lei, proprio lei, era amata dal “Paron”supremo, e non solo era amata ma era anche attesa da Lui alla fine della vita terrena.
Così Bakhita divenne cristiana e suora in Italia e cercò di sollecitare tanti alla Missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante l’incontro con il Dio di Gesù sentiva di doverla estendere, di doverla donare ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza che era nata per lei e l’aveva redenta non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti, doveva raggiungere tutti.
Questa sintesi, tratta dal primo capitolo della Enciclica serve a ribadire il concetto che questo vuol dire essere missionari e questo abbiamo cercato di dire quest’anno durante il mese missionario e la Giornata Missionaria Mondiale.
Quindi la missione non deve essere intesa come una semplice raccolta di fondi per venire incontro alle necessità materiali di tanti poveri del mondo; questo semmai è una conseguenza di ciò che abbiamo prima detto. La speranza del Regno inizia già su questa terra e giunge a compimento nell’aldilà. Ma se il regno è Giustizia, Pace, Amore, va da se che già quaggiù dobbiamo impegnarci per farlo diventare realtà in tutto il mondo fin da adesso.
Quindi le offerte che facciamo durante il mese missionario e in occasione di tante altre iniziative di raccolta fondi per le missioni dobbiamo intenderle come finalizzate alla diffusione del Vangelo, che porterà come conseguenza a quella liberazione di cui abbiamo scritto sopra.
Quest’anno abbiamo raccolto 3000 (tremila) Euro, che sono stati inviati alle Pontificie Opere Missionarie.
D’accordo col Centro Missionario diocesano, che coordina tutte le iniziative missionarie della Diocesi, abbiamo pensato, insieme alle catechiste, di sensibilizzare i bambini alle problematiche missionarie passando nelle varie classi per presentare loro il progetto :”CAMBIA REGALO”
Natale è per tradizione tempo di regali, che sono una cosa bella perchè indicano la gratuità, la riconoscenza, l’attenzione e l’amore verso le persone a noi più care.
Vogliamo invitare tutti a fare regali utili e intelligenti, che evitino lo spreco, che non siano un’offesa nei confronti di tante persone che vivono nella povertà assoluta, spesso a causa delle guerre ,della violenza e dell’ingiustizia.
Lasceremo in ogni aula di catechismo dei salvadanari dell’Infanzia Missionaria e inviteremo i bambini a destinare una parte dei soldi destinati ai regali a un progetto di Istruzione professionale per giovani del Darfur.
Inviteremo anche i ragazzi ad aderire al progetto “cambia gioco” per dire addio alle armi giocattolo.
Metteremo nell’atrio del Cottolengo un grosso cesto dove verranno deposte le armi giocattolo, tipo fucili, pistole, carri armati ecc.
Nel pomeriggio di Domenica 13 gennaio organizzeremo una festa per tutti i ragazzi durante la quale proietteremo delle immagini che illustrano i danni che fa la guerra e la violenza , e altre immagini che mostrano come le opere di pace e di speranza possono cambiare la vita delle persone e dei popoli. Si organizzeranno dei giochi educativi e si illustrerà il progetto per cui si è invitato i ragazzi a dare il loro contributo in denaro.
In quanto all’uso delle armi giocattolo che verranno raccolte........si attendono suggerimenti.
Il Gruppo Missionario invita tutti i ragazzi e i loro genitori a partecipare a queste iniziative e alla festa.
Un’altra iniziativa che vi presentiamo riguarda la nostra concittadina Elena Loi, missionaria saveriana in Brasile.
Abbiamo preparato un piccolo libro, fatto tutto in casa, quindi col massimo del risparmio, per presentarvi un progetto delle Saveriane in Brasile. Non vogliamo dirvi altro per non sciuparvi la sorpresa. Acquistatelo e leggetelo. Apprenderete tante cose arricchenti e collaborerete alla evangelizzazione di una zona del Mato Grosso.
Il libretto verrà presentato per Natale, l’offerta è libera, ma.....a partire da 20 €, altrimenti non ci paghiamo nemmeno la spesa per la sua edizione!
Carissimi scusate la lunghezza dell’articolo e Buon Natale Il GAM di Ghilarza
Ci scrivono
Belo Horizonte, 09-12-2007
Marila Onida
Carissimi tutti,
Solo poche righe per rinnovare l’amicizia con ciascuno e assicurare il mio costante ricordo per la carissima Comunità parrocchiale dell’Immacolata.
Il Natale si avvicina, recando, come tutti gli anni, il lieto annuncio di un Dio che sceglie la famiglia come spazio in cui incarnarsi e rivelare il suo amore. Di cuore auguro a tutti che il Dio Bambino incontri nelle vostre case il presepio che lo accoglie e lo offre al mondo.
Qui in Brasile la situazione delle famiglie è precaria, quando non drammatica, a causa della miseria, della violenza, della mancanza di formazione, di un lavoro, di una casa e degli elementi essenziali per una vita degna.
Lavorando tra i bambini e i ragazzi del Centro di Accoglienza (sono circa 300), noi missionari constatiamo continuamente la fragilità di questa cellula base della società. Quante situazioni disperate, quanti focolari domestici distrutti, quanti bambini che soffrono le conseguenze di una ingiustizia strutturale del nostro mondo globalizzato, dove i piccoli, i poveri, gli emarginati sono le vittime di un sistema egoista e indifferente.
Nei mesi scorsi al Centro è arrivata Tairine con la sorellina Stefany. La loro mamma è malata e quando è ricoverata in ospedale le figlie rimangono in casa, sotto le cure di alcuni vicini. Il papà di Tairine era in prigione e la bimba lo conosceva solo attraverso le minacce di morte che questi inviava dal carcere. La bambina si sforza di partecipare alle attività e ai giochi, è sempre disponibile e generosa, ma sembra che il peso che si porta dentro le tolga la gioia di vivere. Raramente la si vede sorridere. Giorni fa è cambiata improvvisamente: ha iniziato a litigare con tutti e a manifestare un comportamento irrequieto. Quando l’educatrice le ha chiesto che cosa le stesse succedendo, gli occhi le si sono riempiti di lacrime e ha raccontato che il padre, uscito di prigione, è arrivato improvvisamente nella loro baracca ed ha distrutto le poche cose che possedevano, minacciando di morte la moglie e le figlie.
Nasce un profondo senso di rivolta davanti a questi fatti, ma non possiamo essere precipitosi nel giudicare. Cosa spinge quest' uomo a comportarsi così? Qual è la sua storia, la sua sofferenza, il suo dramma? Quale violenza, a sua volta ha subito dalla societá? Non possiamo applicare i nostri parametri, ma tentare di comprendere globalmente il dramma di questa, come di molte altre famiglie della favela, e farci solidali, per dare una risposta umana e cristiana non solo a Tairine e Stefany, ma anche a questo padre disperato per la miseria che gli ha impedito di offrire alla famiglia una vita normale, felice.
Affido al vostro ricordo e alla vostra solidarietà concreta questa storia e le tante persone che soffrono con le quali noi missionari entriamo in contatto quotidianamente, nel desiderio di annunciare loro la speranza e la vita nuova del Natale .
Grazie di cuore. Buon Natale e Buon Anno 2008!
Marila Onida _ Comunidade Missionária de Villaregia Belo Horizonte
Vita Paesana
GHILARZA RICORDA DON NICOLA
Poco più di tre anni fa, esattamente il 30 ottobre del 2004, moriva all’età di soli 66 anni mons. Nicola Deriu parroco di S’Efisio ad Oristano ma guida spirituale della Parrocchia dell’Immacolata di Ghilarza per ben 13 anni, dal 1981 al 1994. E’ stato senza ombra di dubbio uno dei parroci del 900 più amati e stimati dalla comunità ghilarzese. A dimostrazione di ciò, l’Amministrazione Comunale guidata allora da Tomaso Sanna, con una scelta intelligente ed apprezzata da tutti, decise di intitolargli una via. Nelle scorse settimane l’attuale Giunta del sindaco Stefano Licheri ha provveduto a sistemare il cartello di indicazione. La nuova arteria sorge nella zona residenziale di Burecco, perpendicolare alla Via Giovanni Paolo II, a poche centinaia di metri dallo stadio comunale e della via Pina Schintu, altra indimenticata figura di zelante educatrice religiosa per generazioni di giovani. Sono passati dunque tre anni ma è davvero difficile dimenticare la sua grande testimonianza spirituale. “ Grazie don Nicola per tutto ciò che hai fatto con amore e dedizione al servizio della nostra diocesi”. Con queste commosse parole, l’ allora arcivescovo di Oristano S.E. mons. Pier Giuliano Tiddia, concludeva l’ omelia funebre nella solenne concelebrazione eucaristica tenutasi nella Cattedrale di Oristano sabato 31 ottobre 2004, all’indomani della sua scomparsa. Una morte giunta prematura, inattesa, al termine di una breve malattia e che ha lasciato tutti sbigottiti e senza parole. L’arcivescovo, del quale don Nicola era uno dei più stretti collaboratori in qualità di direttore dell’Ufficio Catechistico Regionale e Diocesano, raccontò in quell’occasione con quanta dignità umana e con quanto attaccamento al ministero egli affrontò gli ultimi istanti della esistenza terrena. “Offro la mia malattia alla diocesi ed ai suoi problemi ”, disse don Nicola al pastore arborense incontrandolo per suo espresso desiderio quando ormai aveva capito di essere giunto al temine del personale calvario. Per capire quanto era amato e ben voluto don Nicola bastava osservare durante i funerali le tante facce incredule delle centinaia di persone che in Cattedrale gli hanno voluto dare l’ultimo saluto prima della sepoltura a Nurallao, suo paese natale. Arrivarono in modo particolare da Aritzo, Ghilarza, Oristano, i tre centri nei quali don Nicola ha svolto la missione sacerdotale. Luoghi dove lasciò un grande vuoto. All’apparenza poteva sembrare severo, introverso e di poche parole, ma bastava parlarci per capire quanto fosse umano, pronto al dialogo e a comunicare veramente ciò che aveva dentro. Era amato soprattutto dai tanti giovani della Diocesi che grazie ai suoi insegnamenti, aveva saputo catturare e magari avviare al sacerdozio. E’ proprio negli anni della sua permanenza a Ghilarza è nata la vocazione del nostro concittadino Nicola Pinna (che importante e significativa coincidenza chiamarsi proprio come lui!) che pian piano ha iniziato a muovere i primi passi nella strada che lo ha successivamente portato al sacerdozio.ed essere un “soldato” di Dio. Da lassù, in quel giorno, don Nicola avrà sicuramente gioito e pregato per l’impegnativo compito del giovane presbitero. Ma don Nicola, lo ricorderemo tutti per un sacerdote semplice e modesto. “ E’ vissuto in assoluta povertà e modestia”, era il commento più ricorrente che si poteva ascoltare mentre il feretro, accompagnato da un lungo applauso, veniva trasportato fuori dalla Cattedrale, piena di gente nonostante la pioggia.
La successiva domenica 7 novembre del 2004, don Nicola era stato ricordato anche a Ghilarza in una partecipata solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons.Salvatore Marongiu ed animata dal coro parrocchiale. Nella sua omelia, il parroco mise in luce l’importante eredità lasciata nella comunità parrocchiale ghilarzese che lo vide come guida per tanti anni. Don Nicola non aveva infatti mai rotto del tutto i rapporti con Ghilarza pur mantenendoli con la discrezione che era insita nel suo carattere. Lo stesso don Salvatore, rivelò che pur invitato diverse volte per la celebrazione di matrimoni o altri riti, aveva sempre cortesemente rifiutato.”Eravamo molto amici, disse commosso don Salvatore, e mi ha fatto un immenso regalo tornando per la prima volta a Ghilarza per presenziare al triduo di preghiera in preparazione al mio 25° anniversario di ordinazione sacerdotale”. Ci piace allora ricordare ancora una volta don Nicola, riproponendovi qualche frase del suo saluto alla nostra comunità, tratta dal numero speciale di “ Ghilarza” del novembre 1994, in occasione del suo trasferimento ad Oristano. Parole che rilette con attenzione sembrano quasi un testamento spirituale. “ Carissimi, ora capisco pienamente il significato del proverbio, partire è un po’ morire…. Andando nella Parrocchia di S. Efisio, non mi dimenticherò di questa comunità. Porterò con me la ricchezza che voi siete e che mi avete comunicato. Ho ammirato la vostra concretezza che non si esprime in tante parole ma nei fatti. Ho apprezzato l’attenzione ai bisogni degli altri e ho, così, toccato con mano come in situazioni di emergenza, ma non solo, sapete dare molto. Ho anche apprezzato, e ve ne sono grato, la vostra correttezza ed il rispetto nei miei confronti che avete sempre avuto.Tengo ad assicurarvi che altrettanto rispetto ho cercato di avere anche io nei confronti di tutti….Sono stato contento di quanto abbiamo insieme realizzato per la parrocchia….Ringrazio Dio e voi. Infatti un parroco,chiunque esso sia, può fare qualcosa se non rimane solo, ma se trova la collaborazione dei parrocchiani.. Ora, fratelli, io vado, voi proseguite il vostro cammino con Dio, nello spirito del vangelo, sul solco tracciato. Vi ringrazio di cuore tutti: sacerdoti, suore, laici. Vi invito a venire a trovarmi, quando passerete dalle parti della mia nuova parrocchia.Vi saluto con stima e con affetto, augurandovi lunghissimi giorni di bene nel Signore. Don Nicola.”.Un saluto a cui la comunità giovanile rispose con parole, semplici ma efficaci. “ GRAZIE, non per una ma per mille cose: per averci amati e seguiti come un padre, per aver voluto con tutto te stesso che si formasse una comunità giovanile così gioiosa e piena di vita, per averci rivelato la tua semplicità…..Poi, la cosa più importante: TI VOGLIAMO TANTO BENE. La separazione sarà triste e dolorosa ma il nostro grande AMICO GESU’ ci permetterà di stare uniti tramite quella forza universale che si chiama preghiera”. Arrivederci Don Nicola. Ghilarza ti ricorderà sempre.
Serafino Corrias
Amentande mons. Nicola Deriu
Movinde in sa ficada ’e sos amentos,
sos tempos no iscolorint né seghestant,
terrenas operas chi omines sestant
e cosint cun su filu ’e sos talentos.
Paigadore, dadu as sos assentos
a frades chena coro chi trumentant,
no apretziant ghia, mai cuntentant,
disizu ’e paghe bintos da lamentos.
Donzunu, mentovandedi sintzeru,
ti pregat e ringraziat devotu,
pro fide in s’intragna raighinada.
Su lumene imprentadu in dd’ una istrada